La Casa del Petrarca

La Casa del Petrarca è un edificio monumentale del XVI secolo, in parte ripristinato dopo un bombardamento aereo nel dicembre 1943. Nelle sale a piano terra affiorano i resti di una casa signorile del XIII secolo, dove, secondo una tradizione non scalfita da ipotesi alternative, pur avanzate ma inconsistenti, Francesco Petrarca nacque il 20 luglio 1304. Com’è noto, la famiglia Petrarca, di origine fiorentina, aveva da tempo stretti legami con Arezzo: il nonno di Francesco, ser Parenzo, era stato per lunghi anni al servizio del vescovo Guglielmino degli Ubertini in qualità di notarius et scriba, e lo stesso padre di Petrarca, ser Petracco, era nato ad Arezzo, come ormai si ammette negli studi più accreditati.

La famiglia Petrarca s’era poi trasferita a Firenze dopo la battaglia di Campaldino (1289), che aveva visto la sconfitta degli Aretini e la morte del vescovo Guglielmino. Nella lotta intestina tra guelfi Bianchi e Neri che divampò a Firenze a partire dal 1300, ser Petracco, come Dante Alighieri, si schierò con i Neri, subendo le conseguenze della loro sconfitta, con l’esilio e la confisca dei beni (1302): come luogo d’esilio scelse Arezzo, dove evidentemente poteva contare su antiche amicizie e protezioni. Fu così che, tutt’altro che per caso, Francesco nacque nella nostra città, a cui rimase sempre legato da gratitudine e amicizie.

Lo stesso Petrarca in una lettera in risposta all’amico Giovanni Aretino, che gli aveva chiesto se veramente fosse nato ad Arezzo, dice che non solo era nato ad Arezzo, ma in vico intimo, ovvero al centro dell’agglomerato urbano.

Per molti anni la Casa del Petrarca è stata una dimora privata, in seguito è divenuto la sede della Questura di Arezzo, che qui è rimasta fino al 1926.

Dal 1931 è sede dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze.

La Casa è visitabile nei seguenti giorni: orario di apertura


La quedreria di Casa Petrarca

La casa del Petrarca ospita dieci quadri, di cui soltanto due sono di proprietà dell’Accademia omonima. Sei sono stati dati in deposito dalle Gallerie Fiorentine nel 1948 e due provengono dal Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo. Tra i dipinti provenienti dalle raccolte fiorentine, è compresa la Cena in Emmaus, segnalata come lavoro di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino nell’inventario della Villa di Poggio a Caiano del 1698, oltre che nell’elenco di quadri compilato nel 1713 documentando l’eredità del Gran Principe Ferdinando. Il dipinto è una replica di una tela omologa autografa di Guercino, oggi perduta, ed è riconducibile alla bottega dell’artista Dalle collezioni medicee giunge anche Mosé ed Aronne di Gian Domenico Cerrini comunemente detto il Perugino (1606-1681). La tela è indicata nell’inventario della collezione del cardinale Leopoldo de’ Medici compilato nel 1675. La datazione del quadro, eseguito nel 1661, è deducibile da un documento appartenente al cardinale. Le due tele provenienti dal museo cittadino raffiguranti entrambi Angeli con strumenti della Passione, sono opera di Salvi Castellucci(1608-1672), artista aretino, nonché allievo di Pietro da Cortona. Essi sono riconducibili alla collezione Fossombroni e databili tra il 1654 e il 1664.